La trama del libro
Fiorenzo non ha avuto vita facile con “gli immigrati”. Uno di loro, nel parco del Valentino, cuore della movida estiva torinese, lo manda all’ospedale con la testa e la schiena ustionata dall’acido. Dopo una convalescenza puntellata da giornalisti inopportuni e qualunquismi popolari, Fiorenzo decide per l’unica terapia possibile. Un anno ricostituente da passare a Porta Palazzo, sede del più grande mercato all'aperto d'Europa, nel quartiere di Borgo Dora, in cui convivono 55 diverse etnie.
UN RACCONTO... DI VIAGGIO
Mi soffermo davanti alla moschea, cresciuta lì, tra le case sovraffollate e i cortili caotici. Non sembra un luogo di culto religioso. Non ha neanche un minareto, anche se i saggi del luogo giurano che prima o poi qualcuno lo costruirà. Intravedo l’immensa piazza del mercato. Allungo il passo appena scorgo l’imponente agitazione di uomini e cose, di mercanti e di mercanzie, di profittatori e di sfruttati, di curiosi, clienti, ladruncoli, bottegai, vagabondi e passanti.
A Porta Palazzo, il quartiere storico e popolare nel cuore di Torino, nell’arco della piazza e di poche strade, vivono, in abitazioni spesso fatiscenti, 55 etnie. Gli italiani, poco a poco, se ne sono andati. In controtendenza un giovane italiano e un suo amico decidono di andarci ad abitare e nell’arco di un anno, il tempo che vi rimangono, il protagonista tiene un diario. Il contatto quotidiano, nel suo palazzo, nelle strade e nei locali del quartiere, con vicende spesso drammatiche, aiuta a capire le reali condizioni degli immigrati meglio di qualsiasi inchiesta o ricerca sociologica o burocratica, per riconsiderare tutti gli stereotipi che li accompagnano.