UN RACCONTO... DI VIAGGIO
Mi soffermo davanti alla moschea, cresciuta lì, tra le case sovraffollate e i cortili caotici. Non sembra un luogo di culto religioso. Non ha neanche un minareto, anche se i saggi del luogo giurano che prima o poi qualcuno lo costruirà. Intravedo l’immensa piazza del mercato. Allungo il passo appena scorgo l’imponente agitazione di uomini e cose, di mercanti e di mercanzie, di profittatori e di sfruttati, di curiosi, clienti, ladruncoli, bottegai, vagabondi e passanti. Qui tutto è colorato: i vestiti e la pelle delle persone, i prodotti in vendita sui banchi, i teloni un po’ logori che proteggono dalle intemperie del rigido inverno come dal sole opprimente dell’arso agosto di queste terre. Intorno a me è tutto un rimescolarsi di domande e di rifiuti, di contrattazioni, discussioni e di difficili accordi. Qui urlano tutti. Urla chi vende, per accaparrarsi una clientela attratta da decine di banchi che offrono le stesse mercanzie a un prezzo minore. Urla chi compra, per farsi sentire nel baccano confuso e disordinato. Urla la moltitudine, che a migliaia popola questa piazza e le strette vie limitrofe. Nell’aria odore di frutta, di verdura, di prodotti della terra, di kebab cotti frettolosamente. Tra i banchi si insinuano i venditori abusivi: una coperta sciupata gettata a terra e tutte le merci disposte ordinatamente.
Qui c’è tutta la città. C’è la giovane coppia attratta dai prezzi vantaggiosi, il buongustaio sedotto dalla varietà della mercanzia, gli anziani che ricordano la giovinezza perduta. Ci sono gli impiegati e i migranti, i giovani universitari e i disoccupati, i commercianti, gli operai, gli imprenditori, i ladri e i pensionati. Ci sono anche i mendicanti, in perenne attesa di un obolo generoso, e i giocolieri, che provano a entusiasmare i marmocchi nella speranza di essere ricompensati con qualche moneta. Ci sono i borseggiatori, pronti a sfruttare il trambusto della folla.
Gioia, miseria, fatica, dignità, disperazione e voglia di vivere qui si confondono e si uniscono nel frettoloso scompiglio di una moderna Babele linguistica. Vedo i cinesi come formiche che camminano velocemente e a testa bassa, i ragazzi di colore massicci e forti nel fisico e nell’animo, donne musulmane velate dallo chador che inseguono i loro uomini svestiti e scarmigliati, giovani dell’est dal viso squadrato e lo sguardo triste. C’è la madre di famiglia che per risparmiare esamina pazientemente i prezzi di tutti i banchi; qualcuno fruga nelle cassette vuote gettate a terra alla ricerca di un po’ di insalata o di frutta che qualche commerciante ha appena buttato. Ai lati della piazza gli spacciatori domandano ai passanti più giovani se vogliono hashish, senza esagerare nella discrezione.
Passeggio tra i banchi e tra i branchi in un disordine allegro pensando che, finché non riesci ad aggirarti tra queste vie senza la consueta fretta, non puoi capire quant’è meravigliosa, stravagante e pittoresca Porta Palazzo. A Torino, sotto casa mia.
Commenti
grande!
all'inizio pensavo stessi parlando di istanbul!!!!!!! :)
Invia nuovo commento