Perché ho scritto un libro (parte prima): Mario Rigoni Stern
L'ho letto tante volte “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e ogni volta mi ha emozionato. Che poi è quello che deve fare un libro: trasmettere emozioni. Rigoni Stern oltre a emozionare ha una grande qualità: riesce a farti pensare. E lo fa scrivendo in maniera chiara, lucida e coinvolgente.
Mario Rigoni Stern era un pastore e un contadino, nato agli inizi degli anni '20. Era figlio della cultura di montagna e il suo orizzonte culturale ha influenzato il suo modo di scrivere. Le sue parole sono spicce e concrete, fatte di cose semplici: la neve, la legna, le patate, il fuoco che brucia, la carta di un vecchio libro. Le evocava, ne sentivi la consistenza, l’odore. La vita l'ha portato lontano e obbligato a abbandonare le sue terre. Da buon amante delle montagne nel '38 si era arruolato negli alpini. L'hanno mandato in Albania, poi in Russia. La macchina da guerra italiana, ovviamente, spedì delle truppe di montagna come gli alpini nelle immense pianure sovietiche del Don. Dalla sua esperienza è nato “Il sergente nella neve”, un libro autobiografico per raccontare la tragica ritirata di Russia.
“Il sergente nella neve” è la storia di centinaia di migliaia di persone che, nell’inverno del 1942-1943, hanno percorso 350 chilometri a piedi in due settimane affondando nella neve e nel ghiaccio con una temperatura di – 30 gradi, senza un tetto dove ripararsi, un pasto caldo, un attimo di riposo e combattendo 25 battaglie per sfondare l’accerchiamento russo. Leggendo il libro tu cammini con gli alpini, provi la loro fatica, la fame, la stanchezza. Capisci che se ti siedi un attimo per riposarti, a quella temperatura, non ti rialzerai più. C'è chi rischia il congelamento solo orinando. 30 o 40 gradi sottozero sono qualcosa che non si può descrivere. Leggendo, cominci a voler bene ai compagni di Rigoni Stern, tutti giovani alpini, grandi bevitori e bestemmiatori incalliti, provenienti quasi tutti dalle vallate alpine del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. Inizi a chiamarli per nome, ogni tanto ti fanno sorridere, talvolta spaventare o intristire. Diventano subito dei tuoi amici. Non riesci a non affezionarti a Giuanin che ogni volta che vede il suo sergente gli chiede, in dialetto: “Sergentmaiù, ghe rivarem a baita?” (Sergente maggiore, ci arriveremo a casa?). E quasi piangi quando scopri che Giuanin, a baita, non ci arriverà mai.
Rigoni Stern tornerà in Italia dopo anni di guerre e di fame. Ma l'infausto 8 settembre 1943 per lui significherà di nuovo la partenza: viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro in Masuria, a Nordest di Varsavia. Ritorna sul suo Altipiano solo nel 1945, a guerra finita, dopo due anni di lager. Ma per lui il campo di lavoro non è solo fame e patimento. È anche il tempo della scrittura. Il suo cammino letterario comincia lì, in una baracca buia e maleodorante sui laghi gelati della Polonia. Accanto al tavolo di legno che gli fa da branda, ha uno zaino con dentro fogli arrotolati che diventano il suo diario.
Finita la guerra è tornato a vivere sull'Altipiano di Asiago. Da lì ha ricominciato a osservare le montagne, a fare legna, a vivere le stagioni, gli alberi, la vita. Esattamente come la scriveva. Aveva capito che la montagna era l'ultimo baluardo da difendere. E a ottant'anni la difendeva con la forza e la volontà di un giovane, ma con la saggezza maturata negli anni.
L'anno scorso, con la mia compagna, sono andato a trovarlo sull'Altipiano. Ad Asiago basta chiedere dov'è la casa “di Mario” e la gente te la indica. Ovviamente tutti sanno quale Mario stai cercando. Non ho osato bussare alla sua porta, ma ho guardato il monte Ortigara e lo immaginavo passeggiare sui prati verdi o sotto le pinete. Mario Rigoni Stern ci avrebbe lasciati solo due mesi dopo.
Per ricordarlo mi piace l'idea di citare le parole di una sua intervista fatta molti anni dopo la ritirata di Russia, dopo aver pubblicato molti libri e essere diventato un personaggio famoso, riconosciuto e rispettato.
« Il momento culminante della mia vita – ha detto Rigoni - non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento. Quello è stato il capolavoro della mia vita... »
Ecco, questo è Mario Rigoni Stern.
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Mario Rigoni Stern, un grande
Ricordo ancora il giorno che lo incontrai davanti la sua casa, ad Asiago. Quando gli dissi che ero stato a sciare su per l' Altipiano mi rispose: "fato bén!" Quel giorno incontrai "un Grande".
autori preferit
E' uno dei miei autori preferiti. Ho letto (e riletto) i seguenti libri:
1)Il sergente nella neve
2)Uomini, boschi, api
3)Le stagioni di Giacomo
4)Ritorno sul Don
5)Quota Albania
6)Il bosco degli urogalli
7)Storia di Tonle
I primi 3 libri li ho io, e li ho letti diverse volte, mentre gli altri li ho presi dalla biblioteca una decina di anni fa, quando ero alle medie.
"Il sergente nella neve" è di mia mamma. Ce l'aveva come libro di narrativa nel 1971 quando era in seconda o terza media. A mio parere dovrebbero far leggere obbligatoriamente libri di questo tipo ai ragazzi delle medie di adesso, per conservare la memoria. Penso che se domandassimo ad uno di questi ragazzi cos'è la ritirata di Russia, non saprebbe neanche di cosa stiamo parlando.
Rigoni Stern vive...
Da un'intervista di Mario Rigoni Stern: "Il Lager avrebbe dovuto restare dietro le spalle, lontano; in una landa della Polonia. Ma non era perché le baracche allineate nei blocchi, i reticolati con sopra, alte come su trampoli, le torrette delle mitragliatrici mi seguivano. Camminavo da centinaia di chilometri e attorno restavano sempre queste cose: mi attorniavano come un abito. Reali, non di impressioni o di aria, e non riuscivo a liberarmene".
Mario Rigoni Stern vive. Sempre.
la steppa, la Russia, la ritirata, la semplicità
Il sergente maggiore Rigoni Stern ci testimonia l'avventura di un uomo semplice, dove la semplicità è intesa come pacatezza e misura di fronte alla guerra e al mistero della vita. La fatica dell'ascesa, il ristoro dell'acqua sorgiva e del povero e autentico cibo della montagna, chi apprezza ciò amerà le scarne pagine del Sergente nella Neve.... e se alla fine ti si lucideranno gli occhi significherà che la penna di Rigoni Stern avrà raggiunto anche il tuo cuore.
da leggere nelle scuole
Eh, quante cose si dovrebbero far leggere nelle scuole: alla fine le scuole dovrebbero durare 10 anni, di cui nove dedicati alla lettura di tutti i libri "necessari". Però, scherzi a parte, questo libro è veramente bello, e anche breve. Nella categoria dei combat novel è uno tra i più potenti e meglio scritti. Rigoni Stern mostra qui uno stile, un'asciuttezza e una padronanza della lingua invidiabile. Che poi la storia (che quasi non esiste, è semplicemente una lunga e allucinante marcia della morte vista dall'interno, da uno di quelli che hanno avuto la fortuna di non morire) sia elettrizzante, non ve lo devo dire io: provate a cominciarlo, e vedete se riuscite a staccarvi.
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